Il "CORO" di Oreno e il suo percorso di Avvento

Ore 20:30
"Ciao, come va? Brr che freddo"
"Dai, su con quelle fotocopie"
"Qualcuno ha visto la mia cartellina?"
"Credo proprio di non saperlo questo canto!"
"Non ti preoccupare siamo qui per questo."...

Ore 20:45
"Possiamo iniziare? Ci siamo tutti?"
Finalmente, dopo varie peripezie che colorano la serata e che ci fanno iniziare sempre più tardi del previsto con il conseguente recupero finale che si fa poi sentire il lunedì mattina, il coro dei francescani d'Oreno inizia il suo cammino d'Avvento.

Pensare di prepararsi al Natale cantando sembra fin troppo facile ma come tutte le belle cose vanno conquistate.
L'Avvento è un periodo di riflessione, di conversione, di rinuncia, è un cammino che al suo traguardo ti fa assaporare la gioia della nuova vita, della festa di un compleanno che è di tutti, la semplicità che solo Gesù Bambino sa regalarci.

Iniziamo così la nostra avventura alla conquista della grande gioia di cantare per il Signore che nasce.
Prima di ogni cosa una preghiera che fa "brillare", come delle pericolose mine ben disposte per far crollare pareti e vetri, le nostre voci e poi la lettura di alcuni brani, preparati da Padre Paolo, instancabile nostra guida, che volta per volta ci racconteranno cos'è il periodo d'Avvento e che individualmente dovremmo meditare e cercare di vivere per tutta la settimana successiva.
Purtroppo devo confessare che in alcune occasioni la poca memoria e la poca volontà non mi hanno certo aiutato in quest'esperimento e più che meditare sul ricordo dei brani letti, mi sforzavo di ricordare i nuovi canti ma anche questo le prime volte, come sempre succede per canzoni mai sentite, è stato un fallimento. Devo dire che per noi soprano imparare i brani è stato un po' più semplice avendo le melodie principali, per questo mi sono sentita fortunata ad esempio rispetto ai contralti che hanno dovuto imparare variazioni un po' più complicate.

Divisi in gruppi: soprano, contralti, tenori e bassi, ci si spostava in separate stanze del convento ad imparare le proprie parti. Le volte migliori, per noi soprano, erano quelle in cui dovevamo fare da sole con l'aiuto della cassettina registrata per i canti nuovi o con la sola memoria per quelli noti... vi lascio immaginare le belle sfumature che ognuna di noi è stata in grado di inserire nei brani costringendo le altre a cantare magari su tonalità non proprio giuste o marcando accenti inesistenti! Ma è proprio questo il cammino, la fiducia, l'unione che fa la forza e infatti il nostro motto era: "... ma noi siamo brave!", questo ci aiutava quando poi si ritornava tutti riuniti sotto l'orecchio vigile del maestro Paolo ed ecco che i soprano, come tante chiocce unite, iniziavano il canto ben urlato tanto da suscitare l'apprezzamento di tutto il pollaio! Niente paura, questo era solo l'inizio, perché dopo le poche e giuste indicazioni del direttore, eravamo pronte e senza indugi a cantare il nostro pezzo. Ma a ognuno i suoi difetti, ed ecco i tenori, professionisti e no, che con il loro impegno e bravura riuscivano sempre a stupire... anche se alcune volte lo stupore è stato talmente forte da portarci lontano su pianeti irraggiungibili da voci umane, quasi come un canto di gabbiani affamati! In buon numero era la presenza dei contralti che, con le loro difficili variazioni da imparare, sono state quelle che hanno provato maggiormente la nostra paziente attesa. I bassi erano i cantori in numero minore ma la loro possente presenza si faceva sentire... specialmente nelle belle risate che accompagnavano la fine dei canti sottolineando che forse non era proprio tutto perfetto.

Questo divertente quadro è stato dipinto con fatica da parte di tutti, compreso Padre Paolo, che ha dovuto sopportare tutte le nostre difficoltà e che, come noi, ha dovuto mettere alla prova la capacità di sopportazione, di comprensione degli altri, di riconoscimento dei propri limiti e di quelli altrui.
Ogni domenica sera ci si confrontava con noi stessi sul perché si era ritornati: per l'impegno preso? Perché la domenica sera non so cosa fare? Perché ci sono tutte le persone che conosco? Perché mi diverte cantare? Perché in quella notte speciale voglio fare qualcosa per dire: "ci sono"?

Personalmente ogni domenica mi sono posta queste domande e la risposta è stata sempre la stessa: "Sì". Certo è successo di dover mancare qualche volta e non tutte le settimane la voglia era la stessa, ma un traguardo non può essere conquistato senza fatica.
E dopo questo lungo, divertente, offerto e sofferto cammino, come tutti i percorsi d'Avvento che si rispettino, ecco il coro di Oreno ben schierato in numerosa presenza, ben vestito come la festa prevede, attento agli sguardi di rimprovero, interrogativi, sorridenti e alle fluidi mani di Padre Paolo che ci conduce, cantanti e musicisti, alla conquista della grande gioia di cantare per il Signore.

Simona Trampetti, Natale 2005

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